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Prime Esperienze

un lavoro ben fatto parte 1


di femboyinesperto
20.10.2025    |    8.139    |    9 9.4
"Ero forse meno uomo adesso? Mentre facevo questi pensieri sentivo l'erezione salire, ero felice che nessuno potesse vedermi perché lo trovavo estremamente imbarazzante..."
Ero a casa dello zio da qualche giorno ormai. Quattordici per l'esattezza.
Vivevo con lui, gli preparavo da mangiare e facevo qualche lavoretto di casa, anche se del grosso se ne occupava la signora delle pulizie. La sera, dopo aver mangiato la cenetta preparata da me, lui andava a dormire nel lettone e io sistemavo una brandina in cucina.
Era una sistemazione temporanea ma aveva i suoi vantaggi. In primo luogo mi dava tanto tempo libero da dedicare alla scrittura: ho il sogno di diventare uno scrittore, il non dover lavorare per pagare l'affitto è di per sé stesso una conquista. Inoltre non mi dispiace cucinare. L'unico problema è il fatto di dover dormire su una branda, ma ci si abitua a tutto.

L'altra complicazione è la mia vita sessuale, lo zio è stato chiarissimo sul fatto che non potessi invitare ragazze mentre lui non c'era e quindi non mi restava che cercare ragazze che vivessero sole o che mi potessero ospitare. Il problema è che non sono molto alto e sulle dating app ho molto poco successo: tutte cercano dal metro e ottanta in su, mentre io sono meno di uno e settanta.
In pratica mi masturbavo parecchio: prima che lo zio uscisse per andare in clinica, il mio primo compito era di fargli il letto, si era molto premurato che lo facessi io, non voleva che la donna delle pulizie vedesse un letto sfatto. Si vergognava, diceva.
Quindi anche se mi sarei potuto svegliare a mezzogiorno, mi toccava svegliarmi alle 7 solo per sistemare il letto, mentre lui mi guardava bevendo il caffè.

Un giorno ebbi il coraggio di chiedergli perché restasse a guardarmi, mi rispose che era per assicurarsi che lo facessi davvero, rimarcando che nulla sarebbe stato peggio che se la donna delle pulizie avesse visto il letto sfatto.
Così facevo il letto, poco dopo lui usciva e io mi ritrovavo solo in casa, quasi sempre con erezioni marmoree che attribuivo alle fantomatiche erezioni mattutine, che però a me non venivano appena sveglio, ma mentre gli facevo il letto.
Così che non appena lo zio usciva e sentivo chiudersi la porta, mi sedevo per terra e mi tiravo fuori il cazzo. Poggiavo una mano sotto i testicoli e cominciavo a masturbarmi ad occhi chiusi con la nuca poggiata ai piedi del letto.
In pochissimo tempo eiaculavo sul mio stesso ventre e, facendo attenzione che non cadesse nulla per terra, facevo una corsa in bagno a lavarmi.
Solo a quel punto cominciavo a lavorare sui miei racconti e sul mio futuro da scrittore.

Arrivato mezzogiorno, puntuale la donna delle pulizie entrava col suo mazzo di chiavi, puliva sommariamente tutta la casa ed usciva salutandomi a malapena. A questo punto della giornata di solito mi tornava l'erezione. Purtroppo lo zio non aveva wifi, ma aveva una cesta piena di cataloghi di vestiti: in ognuno di quei cataloghi c'erano i vestiti per donne. Pantaloni cortissimi che facevano intravedere la parte inferiore della chiappa, maglie attillate che lasciavano scoperto l'ombelico, choker floreali, abitini con cinghie: io li guardavo lascivamente, masturbandomi pensando a quanto avrei voluto toccare quei corpi, quei tessuti, anche solo il vederli più da vicino sarebbe stato meraviglioso. Quando sentivo che stavo per venire mi arrestavo, correvo nell'unico bagno della casa che era dentro la camera dello zio, e mi mettevo a cavalcioni della vasca da bagno: lì con il pisello in una mano e la carta igienica pronta nell'altra finivo di masturbarmi pensando a quelle ragazze vestite di abitini attillati e stringhe e cinghie e, finalmente, venivo.

Questa era la mia routine, tutto andava bene finché un giorno, per chissà quale motivo, notai che nel tragitto verso il bagno, una gocciolina di liquido seminale si era formata sul glande: decisi di assaggiarla. Non sapevo perché l'avessi fatto, ma non mi faceva schifo, anzi! Mi sentivo più vicino a quelle ragazze che non riuscivo ad avere, corpi morbidi e minuti che si muovono fasciati in tessuti quasi impalpabili. Poi però, una volta eiaculato, arrivavano i ripensamenti. Mangiare sperma non è una cosa da uomini, o almeno questo era quello che mi era sempre stato insegnato.

Chissà perché proprio quella sera, a cena, lo zio mentre guardava la televisione fece un commento su un presentatore dai modi, secondo lui, effeminati. Cercava di convincermi che un uomo così non fosse un vero uomo, fosse semplicemente una donna e, a suo dire, non c'era niente di peggio che essere una donna. Non ero d'accordo per nulla, ma preferii non replicare: mi dissi mentalmente che lo zio era un ignorante e che, inoltre, non era neanche il mio vero zio, quindi non c'era motivo per me di prendersela a cuore. Cazzate, null'altro.

Però quella notte, mentre stavo fermo nella brandina, mi chiedevo cosa avrebbe pensato lo zio del fatto che avevo assaggiato il mio liquido seminale. Ero forse meno uomo adesso?
Mentre facevo questi pensieri sentivo l'erezione salire, ero felice che nessuno potesse vedermi perché lo trovavo estremamente imbarazzante. Di norma poi mi ero abituato a masturbarmi con ogni erezione, ma in questo caso mi sforzavo di non farlo. Masturbarmi per cosa, poi?
Mi girai su un lato, cercando di non pensarci: ma continuavo a pensarci!
Mi girai del tutto, pancia sotto, occhi chiusi, fermo immobile.
"Pensa ad altro" mi dicevo "pensa ad altro!".
Ma lentamente, quasi senza volerlo, il mio bacino cominciò a muoversi, strusciando il mio pene, attraverso le mutande e il pigiama, sul materasso della brandina.
Ormai era troppo tardi per fermarmi, così cercai di pensare alle ragazze del catalogo di vestitini.
Pensai a gonnelline, magliettine, crop top e venni copiosamente dentro le mutande, sotto il pigiama e attraverso esso sulle lenzuola.
Per andare in bagno a prendere la carta igienica sarei dovuto passare per la camera dello zio, rischiando di svegliarlo.
Così feci l'unica cosa possibile: con attenzione e calma raccolsi sul dorso della mano tutto lo sperma da dentro le mutande e me lo misi in bocca. Non lo gustai né ne provai ribrezzo, stavo soltanto pulendo.
Cancellando le prove.

Una volta finito con ciò che era rimasto tra mutande e ventre, era il turno delle lenzuola.
Lì non c'era null'altro da fare che alzarmi dalla brandina, inginocchiarmi per terra e mettere le labbra dove poco prima c'era il mio pene e ora un'imbarazzante e odorosa macchia. Iniziai a succhiare.
In ginocchio, col pisello ancora barzotto.
Continuai a succhiare finché il sapore dello sperma non lasciò il posto unicamente al sapore della mia saliva. Un lavoro ben fatto, pensai.
Tornai a letto e mi misi a dormire non sapendo ancora che, al di là della porta, nella sua stanza lo zio aveva sentito tutto.
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